lunedì 13 giugno 2011

Salva il tuo seno, salva la tua vita (2. parte)

LA MIA STORIA (1. parte)

Come molte volte può succedere nella vita, delle situazioni difficili possono rendere impossibile continuare a fare delle cose, che fino a quel momento, ci davano tanto e ci arricchivano. Il nostro tempo è limitato, così qualche volta dobbiamo decidere come usare questo tempo, o per noi stessi, oppure per gli altri. Molte volte per aiutare queste persone a risolvere dei problemi che in quel momento ci sembrano più importanti di noi stessi e delle nostre necessità personali. Questo era quello che è successo a mè. Per circa 5 anni ho deciso di vivere per gli altri, dando la mia energia gli altri, dimenticandomi di me stessa. Però, la mia storia non è cominciata quando divenni cosciente di questo, ma molto prima.

Sono nata nel 1956 a Ljubljana, capitale della Slovenija, in una famiglia mista, con un padre Sloveno ed una madre Italiana. Con un'infanzia felice e piena di amore da parte dei miei genitori. Ho studiato, mi sono laureata, sposata, ho avuto due figli che amo molto e mi sono separata quando erano grandi. Adesso vivo da sola a Koper, una bellissima cittadina alle coste del mare, che si trova ad un paio di chilometri dal confine con l'Italia o da Trieste. Passo il mio tempo libero ad insegnare Chi Kung, faccio delle passeggiate a contatto con la natura che amo immensamente e faccio anche delle specchiere al mosaico, un lavoro che riempie il mio cuore ed arricchisce la mia anima.

Dopo il distacco della Slovenia dalla Jugoslavia, qualche anno dopo il 1990, tutto quello che mi potesse avvicinare ai vari metodi di guarigione non convenzionali, mi aveva attirato molto. Spendevo molto del mio tempo libero a studiare queste cose. Ancor di più dopo il 1995. Probabilmente, sul piano inconscio, questo mi aveva attirato già molto tempo prima, forse già dal giorno del mio ventesimo compleanno, quando mio padre mi regalò il libro sullo training autogeno. Un libro raro a quei tempi. Era il mio primo libro, diciamo alternativo. Praticando l'insegnamento che quel libro, per me prezioso, mi diede, imparai molte cose, nuove per me a quell'epoca, su me stessa, sul mio corpo e sulle possibilità di tutti noi. Però non mi rendevo ancora conto dell'impatto che quel libro avrebbe avuto su di mè, sul mio inconscio e sulla mia vita futura. Un impatto immenso.

Il periodo delle mie ricerche dell'invisibile e delle pratiche abbinate a queste ricerche continuò sino al 2001, quando deliberatamente decisi di lasciare tutto quello che all'infuori dei miei ragazzi mi rendeva felice. Venne il momento nel quale i problemi degli altri mi sembrarono più importanti di me stessa. Questo  periodo continuò all'incirca per cinque anni, nei quali ho trascurato me stessa e tutte le attività, che fino ad allora arricchivano la mia vita personale. In quegli anni difficili non pensavo che in un futuro verra il momento nel quale continuerò da dove ho smesso e con tutto quello che una volta mi rendeva felice. Aggiungendo anche delle cose nuove che adesso allietano ed arricchiscono la mia vita attuale.

Si sa che la vita è una cosa incerta e imprevedibile. Fortunatamente per mè. Dopo cinque anni, pur avendo tutti i problemi che avevo, qualcosa mi disse che dovevo tornare nel mondo al quale appartenevo. Sentivo in me stessa una necessità, come se qualcosa o qualcuno mi chiamasse a continuare con le mie attività delle quali pensavo fossero escluse per sempre dalla mia vita. A causa delle esperienze passate in quei 5 anni ero più forte di prima e sapevo che potevo farlo. E dovevo farlo. Sentivo che potevo aiutare gli altri e potevo anche continuare sulla mia strada che da tanto tempo avevo lasciato da parte.

Comunque, lo stress e le preoccupazioni durate troppo a lungo, lasciarono il loro segno sul mio corpo e sulla mia salute. Questo mi fece arrivare ad almeno la sesta fase nello sviluppo della malattia secondo l'insegnamento della salute naturale, menzionato anche in questo libro. Nell'autunno del 2005 mi confrontai con un nodulo abbastanza grande al seno, dalla forma obliqua, dalla lunghezza di circa sette centimetri e di una densità e profondità abbondanti.
Ero forse arrivata anche alla settima fase, detta anche cancro? Forse. I sintomi erano uguali a quelli di mia madre.

Per essere sicura (oppure no) potevo andare a diagnosticarmi. Ma non l'ho fatto. I metodi di diagnosticazione che mia madre aveva subito non mi piacevano affatto. Non avevo la minima intenzione di far sottoporre la mia mammella a qualsiasi cosa che le potesse far male. Scartai così anche l'idea della diagnosticazione.

Sulla mia strada verso la salute perduta,  venni a sapere di un metodo non nocivo nel diagnosticare il cancro. Ma siccome, quando venni a sapere di questo, il nodulo nel mio seno, con tutto quello che già stavo facendo, diminuiva, anche questo metodo diagnostico indolore e molto semplice, non mi interessava più. Se lo venissi a sapere all'inizio, sicuramente l'avrei usato. Siccome questa informazione potrebbe essere utile ad altre donne, l'ho introdotta in questo libro qualche pagina più avanti. Non nuoce mai sapere qualcosa di più. A mè, in quel momento, bastavano i risultati raggiunti. Questi mi rassicuravano che mi trovavo sulla strada giusta e che dovevo continuare su di essa. La certezza che  faccio la cosa giusta per me c'era già.

Fu così che per la seconda volta scartai l'idea di una diagnosi, seppure non violenta, per mè. Non mi interessava sapere cosa veramente avevo, e non volevo neanche programmarmi con l'idea che ci fosse la minima possibilità che forse avessi qualcosa che non volevo. Volevo  solo sentirmi bene. Questo era l'unico mio interesse, sentirmi bene. Non solo fisicamente, ma anche nelle mie sensazioni. Se solo ci provavo a pensare ad una qualsiasi  malattia, mi sentivo male. Mi sentivo meglio se pensavo alla salute e a tutto quello che ancora potrei fare per me stessa o desideravo dalla vita. Dei pensieri negativi o di una qualsiasi malattia non ne volevo proprio sapere, cercavo di pensare solo alle cose belle, solo a quello che mi faceva star bene. Adesso, anche se ci sono dei piccoli momenti nei quali mi ritrovo con dei pensieri negativi, nello stesso momento che me ne rendo conto, cerco di cancellarli. Uso una gomma speciale, invisibile, una »cacellatrice di pensieri negativi«. Visualizzo me stessa, vedendo la mia mano con la gomma che cancella questi pensieri negativi, che mi si presentano sotto  forma di fotografie viste nella mia mente. Cancellandole, anche i pensieri negativi o indesiderati se ne andavano. E le sensazioni cambiavano e diventavano piacevoli.
Oggi mi sforzo di pensare solo a quello che ancora voglio dalla vita, non a quello che non voglio. Dò la precedenza ai pensieri sulla salute e su come rinnovare la mia energia, non alla malattia. Di più. La parola malattia si sta sempre di più dissolvendo dal mio vocabolario e dalla mia vita. In questo libro l'ho usata solo per una migliore comprensione di tutto quello che voglio trasmettere. Anche questa è una delle parole, delle quali è quasi impossibile disfarsene in un giorno. Comunque, ho cercato di usarla il meno possibile.

Dopo circa un anno e mezzo di »lavoro« con me stessa, sono ora più che  mai convinta, che il mio nodulo era solo un avvertimento, un messaggio importante per mè, che nel suo linguaggio, voleva farmi sapere, che anch'io sono importante, non solo gli altri ed i loro problemi. Voleva trasmettermi che potevo  sì occuparmi degli altri e cercare di aiutarli a risolvere i loro problemi, voleva trasmettermi che potevo occuparmi anche dei miei problemi, quelli che la vita mi portava, ma che vivendo in questo modo non dovevo mai, in nessun momento della mia vita, dimenticarmi di me stessa. Ora sono sicura più che mai che era proprio questo  il messaggio del mio nodulo. Un messaggio veramente importante. E forse altrettanto importante anche per molte altre donne, specialmente per quelle donne che hanno la sensazione di sentirsi vittime della vita. Ma non lo sono.

Se era questo il messaggio, posso dire che l'ho assorbito, e che ho imparato quello che dovevo imparare, tutto quello che la mia esperienza voleva insegnarmi. Un insegnamento che molte, forse troppe donne non dovrebbero dimenticare mai. Che mai e poi mai, in qualsiasi situazione ti trovi, non devi dimenticarti di te stessa! Ho imparato anche, che il mio senso interiore è la »persona« giusta alla quale posso rivolgermi con fiducia, sempre, in qualsiasi situazione mi trovassi. Indipendentemente da quanto difficili potrebbero essere i problemi della mia vita, questa »persona«  mi darà sempre la soluzione migliore.

Ed il risultato di questa mia esperienza?

(segue tra ...... )

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Marina Butala, 14. giugno 2011


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